"Tutti i bambini sono degli artisti nati" vediamo come aiutarli a restare tali!

"A dodici anni dipingevo come Raffaello, però ci ho messo tutta una vita per imparare a dipingere come un bambino". Questa è una celebre frase di Picasso che afferma, ancora “Tutti i bambini sono degli artisti nati; il difficile sta nel fatto di restarlo da grandi.”
A queste affermazioni di Picasso si lega il concetto del filosofo e pedagogista Jonh Dewey che affermava, nella prima metà del ‘900, che l’arte fosse il mezzo più indicato per utilizzare in maniera costruttiva , l’energia creativa racchiusa dentro ad un bambino. Nella concezione di Dewey, l’arte non deve essere considerata, come un’esperienza a se stante e il fine ultimo dell’attività creativa non debbano essere i manufatti che realizza, quanto piuttosto la capacità di osservazione, per ognuno di noi diversa.
In Italia, contemporaneamente, Maria Montessori elaborò un analogo concetto dell’esperienza, in cui il fare e l’azione rappresentano la manifestazione esterna del pensiero, la mano, secondo la Montessori, può essere considerata un protesi della mente e in quest’ottica, l’attività artistica, una sorta di ragionamento. Accanto a questi grandi nomi non posso non ricordarvi due altri pilastri, Loris Malaguzzi, inventore di ateliers e Bruno Munari, che tra le altre cose creo il primo laboratorio per Bambini in Museo nel 1977 a Brera. Per Munari, bisognerebbe coltivare la spontaneità e la curiosità infantile, “i bambini – affermava- sono affamati di novità.
Ma come aiutare i bambini a non perdere quella spontaneità di osservazione, tanto malinconicamente persa da Picasso?
Intanto, con il considerare, il fare dei bambini come un lavoro vero e non un lavoretto. Non so se è capitato anche a Voi, ma ultimamente sento spesso questo termine impropriamente abbinato a qualsiasi cosa faccia un bambino …“dai fai il lavoretto” oppure “che bello questo lavoretto”. Purtroppo questo termine spesso, porta con sé, e rivela, la considerazione che abbiamo dei bambini e del loro impegno.
Iniziamo a dare più dignità a ciò che i bambini fanno, e questo sarà già un primo importante passo per aiutarli a crescere, coltivando la loro individualità, il loro punto di vista, il loro spirito critico e il loro pensiero, ricordando che un lavoro, anche se fatto da un bambino di tre anni, è pur sempre un lavoro.
Davanti al lavoro fatto da vostro figlio, non chiedeteli “cosa hai fatto?” lasciamo che sia lui a raccontarci ciò che ha fatto, scopriremo un pezzetto di lui e avrete la fortuna di vedere cose, che gli occhi di un bambino vede.
J. Deweiy, Art as experience 1934
M.Montessori, la scoperta del bambino 1948
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