Crescere insieme nel digitale attraverso il dialogo e la condivisione
Quanto tempo trascorriamo con i figli nell'universo digitale? E cosa possiamo imparare facendolo? Spesso le attività di navigazione e immersione nel digitale vengono portate avanti separatamente da genitori e figli, ma è davvero giusto che sia così?
Generazioni connesse ma divise. Vediamo quindi come potere crescere insieme, genitori e figli nel digitale!

Secondo le analisi svolte per il 2019 da Wearesocial le fasce di popolazione che usano maggiormente lo smartphone sono quelle dai 25 ai 34 anni e in seconda e terza posizione abbiamo le fasce di età dai 18 ai 24 e dai 35 ai 44. Va da sé che genitori e figli adolescenti siano allora i più interessati ad un 'attività on line. Il tipo di utilizzo però pare molto diverso e tanti memes e molte pagine social sono dedicate alla preasa in giro reciproca più o meno affettuosa: tutti i "sei degli anni '70 - '80- '90 se... "si contrappongono a "mamme che usano whatsapp" e capita spesso di incorrere nella frase tipica degli adolescenti che chiudono un discorso pensando di parlare con chi è "anziano" apostrofandolo con "ok boomer " .
Se si parla di web, social e di device, le generazioni e le famiglie stesse sono separate già al loro interno dell'etichetta di tipologia di utilizzatore che viene data ad ognuno di noi: i nativi digitali contro gli immigrati digitali.
Andando poi a valutare gli aspetti che creano questa distanza abbiamo alcuni aspetti evolutivi normali quali la necessità dei ragazzi di separazione dai genitori per potersi confrontare con i loro pari nella costruzione ella loro personalità e alcuni invece più legati al mezzo utilizzato: mentre negli anni 80 e 90 i giovani apparivano distaccati dal mondo sociale dalle cuffie nelle orecchie, ora è lo schermo a farci sembrare tutti alienati.
Vi sono poi i consigli degli esperti che essendo molti e spesso ambivalenti, creano un allarme generale su dipendenza da internet, da videogiochi. Per non parlare poi dei rischi di addescamento , di cyberbullismo, di revenge porn. Tutti fattori che porterebbero istintivamente a proibire ogni tipo di attività on line a vita.
Ma è vero che nell'universo digitale siamo destinati a non comprenderci mai e a guardarci con diffidenza e con apprensione da lontano? Quali sono i rischi dell'immersione nel mondo virtuale.
Il sociologo Zygmut Baumann, nella sua lunga e interessante trattazione della società digitale che ha denominato società liquida, ha identificato il rischio maggiore della relazione nel mondo digitale come la mancanza del senso di sicurezza dato dai rapporti fisici. L'impossibilità di rispondere in maniera reciproca ai bisogni relazionali secondo lui darebbe un senso di vuoto relazionale: aumenta il bisogno di appagamento ma anche la paura del legame e di conseguenza una distanza sempre maggiore tra le persone.
In un contesto genitoriale dunque, lasciare troppo spazio al virtuale potrebbe costare non solo un allontanamento intra-familiare ma anche uno stato di sofferenza di ognuno dato proprio dallo spostare prevalentemente la socialità on line.
Per ogni problema una soluzione. Alla ricerca del punto di equilibrio per crescere insieme nel digitale
Partiamo dai fattori comuni: sia ai figli che ai genitori piace usare le nuove tecnologie. Riconoscere a condividere le proprie passioni è un primo ma potente passo per costruire un terreno comune su cui costruire.
Questo ci permetterà poi di condividere emozioni positive: la curiosità dei bambini che accettano ogni attività se proposta con la giusta intensità emotiva, gli adolescenti che cercano conferma e soddisfazione del loro essere “esperti utilizzatori”, gli adulti che possono voler approfondire i propri interessi e conoscere persone e gruppi sociali che li condividono.
Nella pratica quotidiana significa dare al nostro dialogo e al nostro tempo insieme la possibilità di non limitarsi alla proibizione e ai timori ma alla discussione e alla reciproca formazione sulle nuove frontiere digitali con gli adolescenti e alla fruizione condivisa con i figli più piccoli.
Secondo poi, riconoscere i bisogni e rispondere a questi con reciprocità, come segnalato da Baumann: i nostri figli sanno sicuramente delle nostre paure rispetto al loro esser connessi ma mentre ci guardano navigare on line non sanno quali sono i nostri interessi, le nostre competenze.. Non sanno immaginare come parlare con noi di tutto ciò che vivono on line. Non sono quel link inviarci, quale meme condividere per una risata, quale articolo potrebbe essere compreso meglio con l'aiuto di mamma e papà.
Quale ragazzo chiederebbe oggi con serenità "secondo te posso fare lo youtuber?", quale genitore non riderebbe e come primo argomento non direbbe "ma per piacere studia va".
Eppure dire "non fate anche voi cyberbullismo vero? "è molto diverso rispetto al dire "mi ha turbato un video che ho visto che trattava il cyberbullismo, lo vediamo insieme?". Proporre un torneo di freccette dicendo "staccati da li che ti rincretinisci e vieni a fare lo sforzo di stare con noi "è diverso dal dire "organizziamo un torneo a motosport e uno di freccette da fare insieme quest'estate?'
Qual è la differenza? La paura di perdere il contatto familiare per colpa dei device che ci fa essere diffidenti e polemici ogni volta che dobbiamo parlarne in famiglia.
Pensare allora allo smartphone non come un mezzo in grado di dividere ma solo di amplificare le caratteristiche di una relazione, può aiutarci. Questo atteggiamento e la consapevolezza che qualsiasi cosa affianchiamo ai legami familiari non sostituisce ciò che li rende unici e imprescindibili : fisicità, reciprocità, dialogo.
Sul tema della condivisione della tecnologia in famiglia leggi anche Bambini e videogiochi: rischi e opportunità
Per altri articoli su questi temi potete visitare le pagine facebook Socialfamily.it
Fiorenzo Pilla - la pagina FB, il sito www.psicologarosselladolce.it
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