Bambini e ragazzi troppo connessi: vediamo i rischi e le opportunità
In questo periodo di maggior permanenza nelle mura domestiche è più facile cadere nella tentazione di sostare per ore davanti allo schermo o di permettere anche ai bambini sessioni più lunghe. Vediamo allora quali conseguenze buone e meno buone possono derivare da questi comportamenti, quando iniziare a fare attenzione e come rendere più efficace e utile la digitalitá in famiglia.

Mai più di 7 ore connessi davanti ad uno schermo, ma se hai meno di 6 anni, mai più di 30 min davanti allo schermo. Se poi hai meno di 3 anni mai stare davanti allo schermo. Così si diceva fino alla chiusura per virus che ha investito il pianeta e che ha portato tutti più vicini al nucleo familiare o lontani dagli affetti a seconda delle diversi condizioni abitative, lavorative o di salute.
Se già in passato era difficile pensare al rispetto delle norme di comportamento on line e di gestione del tempo connessi, ora è impensabile credere che le persone neghini a sé stessi e agli altri i vantaggi del mondo virtuale, almeno ora che il mondo fisico risulta meno fruibile.
Non è ancora possibile determinare correttamente quanto il device sia entrato prepotente o solo iper presente nelle nostre vite in quarantena, ma se vogliamo capire se stiamo esagerando, possiamo tenere buone le indicazioni di stress psicologico da smartphone che ben si sono descritte negli ultimi anni.
Dipendenza da smartphone: manifestazioni e rischi per i bambini e ragazzi
In particolare, una dipendenza da smartphone, è una dipendenza di tipo comportamentale, legata cioè ad uno schema abituale di gesti, pensieri, espressioni, che vengano ripetuti fino a diventare automatici e riprodotti con continuità nelle giornate; sono comportamenti che vengono fatti indipendentemente dalle altre attività da svolgere e spesso ne prendono il posto perché vengono riproposti sempre più frequentemente.
Una persona dipendente, appare svogliata in ogni altra attività, in agitazione e in depressione o con scatti di nervosismo se costretta ad interrompere la connessione, ha bisogno di tempi sempre più lunghi di connessione per sentirsi soddisfatto.
Inoltre l'incapacità di monitorare e controllare la propria permanenza on line non fa che aumentare la distanza relazionale tra le persone che frequenta nel mondo fisico. Questo porta a disagi relazionali e crescente isolamento.
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Nei casi più comuni non si arriva ad un disagio così strutturato ma possiamo notare dei segnali più "normalizzati" nella società perché accaduti pressoché a tutti almeno una volta. Sono comportamenti che tuttavia passano indicare uno stato di stress e di allerta che possono essere affrontati e risolti in funzione di una auto-educazione ad un uso corretto e benefico della nuova tecnologia. Ne è un esempio la nomo-fobia ovvero la paura di non essere cercati né visti se non si è in linea. Simile ma con caratteristiche più di ossessione è la paura di perdere il proprio smartphone che porta a tenerlo sempre in vista e vicino. Anche la paura di perdere le notifiche è sviluppata tra gli adolescenti e li porta a dormire con il telefono acceso sul comodino se non addirittura sotto il cuscino. Più comune ancora è la vibrazione fantasma, ovvero vedere di sentire vibrare il proprio device quando non è così.
Sono tutti indicatori di un uso troppo prolungato che si accompagna spesso a disturbi del sonno, ansia aumentata, nervosismo, diminuzione delle attività piacevoli e tristezza.
Altro rischio sono i siti che portano comportamenti che si riferisca ad una dipendenza a sé stante: gioco d 'azzardo on line, gioco in rete, siti pornografici, dipendenze relazionali in app social.
A seconda delle fasce d'età poi abbiamo dei rischi diversificati: nei bambini e nei ragazzi la troppa esposizione allo schermo e il relativo isolamento, negli adulti il restare connesso per lavoro più tempo rispetto a prima che porta ad un sovraccarico cognitivo conseguente che li rende poco ricettivi nel contesto relazionale fisico. Negli anziani il rischio di sovraesposizione a notizie spesso fake o a truffe on line.
Quindi facciamo suonare l'allarme generale, impazziremo tutti?
Assolutamente no, in questo periodo, possiamo provare ciò che da tempo la psicologia dedicata cerca di diffondere nella società: non è l'uso della tecnologia e determinare il disagio ma il modo in cui lo si utilizza.
La tecnologia come supporto alle relazioni in famiglia
Ogni comportamento rischia di diventare eccessivo se compiuto in solitudine, meno se mediato da persone di fiducia, meno ancora se condiviso.
Abbiamo così modo in famiglia di giocare tutti insieme in torneo casalingo, di sfidarsi cantando, ballando, o facendo ginnastica con piattaforme digitali. Navigare su siti dedicati a musei interattivi, seguire tutor on line a seconda degli interessi familiari.
Anche gli amici possono giocare on line ma insieme, li abbiamo visti organizzare aperitivi, tornei di dama e inventare jet set e altre occasioni di svago in gruppo tramite piattaforme digitali.
Inoltre nel dialogo on line è spesso più facile essere più intimi nelle conversazioni a due con amici o conoscenti, trovando spunti di riflessione a cui spesso diamo meno spazio e tempo.
Insomma potrebbe essere questa l'occasione di rendere internet un supporto alla relazione umana nel modo più goduto stimolante e aggregante. Cosi' come i sognatori della rete lo hanno sempre immaginato.
Ti consigliamo di leggere anche Bambini e videogiochi: rischi e opportunità
Psicologa Rossella Dolce
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