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Bambini e videogiochi: rischi e opportunità

Se c’è un elemento che accomuna noi genitori di bambini appassionati di videogames è il tentativo di coniugare il loro desiderio di videogiocare con i nostri timori per un’esposizione troppo prolungata a questo genere di divertimento. Perché, diciamocelo, i videogiochi sono divertenti, attirano, intrattengono e, soprattutto, rendono il rapporto con il mezzo digitale più attivo e partecipato rispetto alla visione di un film o di una serie animata. Scopriamone quindi insieme rischi ed opportunità!

bambini videogiochi

Anzi, molti genitori della mia generazione e di quelle successive hanno essi stessi un passato (o un presente) da videogiocatori, prima nelle vecchie sale giochi, ormai quasi del tutto scomparse, e in seguito tra le mura domestiche, grazie alle prime generazioni di console e home computer.
Quel che, però, spesso ci preoccupa e ci rende comprensibilmente attenti è la propensione dei bambini a non trovare un limite autonomo quando svolgono questo tipo di attività oltre al fatto che, in taluni casi, le loro reazioni di frustrazione o di rabbia appaiano particolarmente veementi quando, ad esempio, si trovano di fronte a un ostacolo particolarmente arduo da superare o a un insuccesso nel corso di una partita estremamente impegnativa.
Si tratta di elementi sicuramente degni di attenzione che, tuttavia, vanno inseriti in un discorso più ampio.

Bambini e videogiochi: le opportunità ed i rischi

Innanzitutto, sgombriamo il campo da un equivoco di base: i videogiochi non fanno male.
Anzi, in una situazione complessa come quella che stiamo vivendo è persino l’Organizzazione Mondiale della Sanità a consigliare l’utilizzo di videogames per distrarsi e tenersi impegnati con attività coinvolgenti, oltre a spiegare come, grazie alla presenza di modalità che permettono di giocare online e condividere l’esperienza, possano costituire un valido sistema per generare e consolidare relazioni sociali ma, al tempo stesso, di garantire il distanziamento sociale. Quest’ultimo aspetto, tuttavia, merita un’attenzione particolare e un discorso a parte nel caso dei bambini, come vedremo più avanti.
Quindi, “videogiochi sì”, anche se tutto va calibrato inserendo i videogames in una serie di attività di tipo diverso e tenendo in considerazione l’età dei bambini.
Sul discorso, poi, dell’autoregolamentazione da parte dei bambini nel tempo dedicato al gioco è importante considerare come sia per loro naturale proseguire in un’attività divertente e coinvolgente, non sempre riuscendo a trovare quel limite autonomo che viene fornito, ad esempio, dalla noia. Quanti di noi, da bambini, hanno ripetutamente chiesto ai propri genitori di continuare un’attività per “…ancora cinque minuti…”?
Diverso è l’aspetto dello stress e della frustrazione quando si manifestano con ripetute reazioni di rabbia o fastidio. Questi segnali possono costituire un utile indicatore e, in questi casi, è opportuno che l’attività venga interrotta perché il tempo di esposizione allo schermo e al videogioco inizia a essere eccessivo. Possiamo però provare a insegnare al bambino a riconoscere in autonomia questi campanelli d’allarme provando a condividere con loro come, in realtà, in quel caso il divertimento scompaia e venga sostituito da una spiacevole sensazione di malessere. In tali circostanze è opportuno prendersi una pausa dedicandosi ad altro, possibilmente insieme ai propri familiari o amici.

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Bambini e videogiochi: un’attività sociale

I videogiochi stessi possono essere, anzi è auspicabile che siano, un’attività sociale. Lo abbiamo vissuto noi stessi quando, da bambini o da ragazzi, sedevamo con un amico sul divano, impugnando ciascuno il proprio joypad o joystick e davamo vita a lunghissime ed estenuanti sfide; allo stesso modo lo vivono i bambini di oggi sia in situazioni simili che attraverso la Rete.
Attenzione però.
Questo è l’aspetto a cui, probabilmente, noi genitori dobbiamo prestare maggiore attenzione: la possibilità di connettersi con amici virtuali genera molti rischi sul versante pedofilia e dell’adescamento. Per questo sono necessari un presidio costante e un confronto attivo con i bambini sull’argomento, spiegando chiaramente che non si può e non ci si deve connettere a sconosciuti, tanto meno iniziare a intrattenere con relazioni che siano esterne alla partita (chat, chiamate vocali o altro).
La situazione ideale è quella di trasportare nei videogiochi relazioni che si hanno già nel mondo fisico senza affidarsi al caso per trovare compagni di gioco a distanza.
Al netto di questi aspetti prudenziali, che dovrebbero guidare, su altri versanti, anche la vita digitale di noi genitori, possiamo comunque concludere che un utilizzo consapevole e non eccessivo dei videogames da parte dei bambini, non solo non è dannoso, ma può costituire una valida forma di svago e divertimento.
E poi, perché no, potremmo iniziare anche noi a giocare con loro, in questo modo l’attività tornerebbe a essere sociale…e potremmo anche scoprire che ci diverte farlo.

Ti potrebbe interessare connesso a questo tema il nostro articolo Bambini e ragazzi troppo connessi

A cura di Fiorenzo Pilla

FB:  Fiorenzo Pilla 
Instagram: fiorenzo.pilla


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