Skip to main content

Essere e far parte di un gruppo: influenza al pensiero indipendente

Categoria: Educare
pensiero_gruppo

Conformarsi alle norme del gruppo può determinare la perdita del nostro pensiero indipendente, ma per prima cosa vediamo come può definirsi un gruppo?

Un gruppo può essere composto da persone unite insieme da un destino comune; anche la famiglia, con la propria struttura, può definirsi un gruppo, così come tutte le persone che si collocano nella medesima categoria sociale.

Un gruppo si definisce tale se viene riconosciuto all’esterno. In ogni gruppo si creano legami tra i suoi membri e le azioni di ciascuno sono volte al raggiungimento di obiettivi comuni. Si ha collaborazione tra i membri quando il successo di uno determina il successo degli altri, diversamente, quando il successo di uno determina l’insuccesso degli altri, si ha competizione. Ciascun gruppo è caratterizzato da una struttura e un’organizzazione proprie e si fonda sull’adesione a norme e valori condivisi che guidano le azioni dei suoi membri. I gruppi primari, quali la famiglia e il gruppo di amici, sono caratterizzato dalla vicinanza e dalla spontaneità tra i suoi membri, da legami affettivi forti che consentono lo sviluppo di un senso di appartenenza altrettanto forte. La condivisione di obiettivi e valori rende il gruppo coeso. I gruppi secondari, quali la scuola o l’azienda, sono composti da un numero di membri variabile, hanno una struttura rigida (ruoli specifici) e i legami tra i suoi membri sono funzionali e ben delineati, orientati al raggiungimento di un obiettivo ben preciso.

La nostra identità sociale discende dal far parte di uno o più gruppi e deriva dal sentimento suscitato da queste appartenenze. Lo status definisce la posizione che si occupa all’interno del gruppo e ne sancisce il suo valore in termini di prestigio e potere. I ruoli all’interno del gruppo, che racchiudono in sé le aspettative circa il modo in cui le persone dovrebbero comportarsi in quella determinata posizione, favoriscono una chiara divisione dei compiti, rendono prevedibili e accettabili certi comportamenti e aiutano i membri a collocarsi all’interno del gruppo. Le norme sociali, i modi di pensare e di agire, condivisi dai membri , vengono considerati giusti e volti a sancire l’appartenenza a quel gruppo: alcune norme “impongono” una certa caratteristica fisica (per esempio, avere la testa rasata), altre norme possono fare riferimento a precisi atteggiamenti di base (è il caso per esempio di un gruppo ecologista).

In che modo un gruppo può influire sulle persone che ne fanno parte? Il senso di appartenenza ad un gruppo può essere tale da perdere la coscienza del proprio sé, possono venir meno l’individualità e l’autocontrollo. Le persone attuano in gruppo comportamenti che non adotterebbero mai da sole. L’identità e le norme del gruppo hanno il sopravvento. E’ quanto avviene nelle folle, grazie anche alla presenza dell’anonimato: il numero elevato di persone e il venir meno della coscienza portano alla deindividuazione (è ciò che può accadere in un gruppo di tifosi).

Il gruppo può produrre facilitazione sociale nel momento in cui la presenza di altri migliora le nostre prestazioni in attività semplici, come per esempio andare in bicicletta (l’essere in gruppo facilita il compito). Quando il gruppo è coeso e rifiuta il dissenso, quando mancano procedure metodiche per la ricerca e la valutazione, quando la leadership è direttiva e quando vi è un’alta presenza di stress (stress dovuto a pressioni e a tempi ristretti), il pensiero indipendente viene soffocato e cresce e si sviluppa il pensiero di gruppo. Il gruppo viene considerato invulnerabile e ciò determina eccessivo ottimismo, si tende ad andare oltre ciò che impongono i principi etici e morali presenti all’esterno, a prevalere è la moralità propria del gruppo. Si tende a giustificare le proprie opinioni e a categorizzare i gruppi esterni attraverso stereotipi negativi (gli altri come nemici o non meritevoli). L’obiettivo è mantenere l’uniformità di gruppo e il consenso, attraverso pressioni dirette sui membri e un’attenta sorveglianza su tutto ciò che potrebbe minare il consenso.

Come evitare il formarsi di un pensiero di gruppo? E’ necessario evitare l’isolamento e aprirsi agli scambi con l’esterno, favorire un atteggiamento critico ed essere pronti ad accogliere il dissenso. Ridurre il potere del leader e favorire un pensiero autocritico: in questo modo è possibile ridurre il conformismo.

Il pensiero di gruppo porta a processi decisionali fallimentari, dovuti a un’analisi incompleta e poco attenta delle informazioni e degli obiettivi, e a una scarsa valutazione dei rischi e delle alternative possibili.

Dott.ssa Stefania Giuliani, pedagogista

 

 

 


Seguici su

Articoli correlati

dad e adolescenti

DAD e Adolescenti: il rischio di un'adolescenza vissuta a metà

Con la DAD viene meno una parte importante importante di socialità per gli adolescenti e il grave rischio che si correre è quello di vivere un'adolescenza vissuta a metà. Vediamo insieme tutti gli aspetti legati a questo tema e capiamo perchè i ragazzi chiedono con forza di poter restare a scuola in presenza!

collaborare_casa

Insegnare ai figli come collaborare nella vita famigliare...che fatica!

La dott.sa Lucia Todaro, psicopedagogista e consulente di formazione, ci spiega attraverso un video come insegnare ai figli a collaborare nella vita domestica e famigliare. I bambini e ragazzi sono solitamente oppositivi nell'assumersi piccoli doveri e responsabilità, vediamo quindi come fare per cambiare questo approccio!

Proposte formative psicopedagogiche

Proposte formative psicopedagogiche per genitori di bambini e ragazzi

Vi presentiamo le proposte formative per genitori con figli sia nella fascia 0-10 anni che 11 - 18 anni tenuti dalla psicopedagogista e consulente di formazione Dott.sa Lucia Todaro presso lo studio Studio Artesani a Cesano Maderno.
scelta_bambini_decisioni

Come scegliere con autonomia, competenza e responsabilità?

Come aiutare i nostri bambini, i nostri ragazzi a saper scegliere e voler scegliere con autonomia, competenza e responsabilità? Dopo le riflessioni teoriche sull’argomento della scelta e del problem solving come tecnica efficace di ragionamento, proviamo ora a suggerire, e sperimentare, alcune modalità tese ad educare alla scelta.

educare_scegliere-bambini

Educare a scegliere con mente e cuore

Tutti desiderano essere liberi di scegliere. Il bambino più “docile” arriva sempre ad una fase definita “del no” in cui pare rivendicare il suo diritto ad opporsi alle scelte fatte per lui dal genitore. L’adolescente sente fortemente l’urgenza di acquistare autonomia grazie alla possibilità di contrastare le scelte che per lui farebbero, a volte molto volentieri, i genitori e gli educatori.

bugie_bambini_educazione

Perchè i bambini dicono le bugie? Educhiamoli alla sincerità

L’essere umano ama la verità, la persegue, la ritiene un valore.  Ammiriamo chi dice ciò che pensa, chi è coerente con i propri principi, chi affronta con onestà anche le verità più scomode, chi è autentico nel suo agire e parlare. Amiamo chi è vero, chi è schietto, chi ci da affidabilità .