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Come scegliere con autonomia, competenza e responsabilità?

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Come aiutare i nostri bambini, i nostri ragazzi a saper scegliere e voler scegliere con autonomia, competenza e responsabilità? Dopo le riflessioni teoriche sull’argomento della scelta e del problem solving come tecnica efficace di ragionamento, proviamo ora a suggerire, e sperimentare, alcune modalità tese ad educare alla scelta.

Occorre progettare una serie di tappe in cui, con il procedere dell’evoluzione intellettiva ed emozionale della persona, si facciano proposte di sperimentazione nella decisionalità sempre più autonome. Inutile, anzi per taluni aspetti controindicato, chiedere ad un bimbo inferiore ai tre anni di decidere cosa voglia mangiare a pranzo o quali scarpe voglia indossare al mattino. A quella età il bambino ha un pensiero semplice e istintuale; può darsi che dia una risposta davanti ad un quesito ma un po’ per caso e un po’, come spesso è, per attrarre attenzione su di sé. Se la scelta del bambino non è poi corrispondente al buon senso (immaginate che voglia sempre mangiare pane e cioccolata o che scelga sandali estivi anche in una fredda mattina di inverno) sarete costretti a non accogliere la sua richiesta e a suscitare in lui un moto di ribellione oltre alla frustrazione di chi ha ricevuto un potere che non può poi usare…
Più sensato sarà proporre al bambino ( 3-6 anni) scelte tra due o tre possibilità adeguate ( preferisci pasta al sugo o risotto? Ti piacciono di più le scarpe rosse o quelle blu ?) perché in questo modo lo si aiuta a ragionare su alternative possibili ed adeguate al suo ambito di autonomia. Ciò non va però fatto sempre e su tutto perché in tal caso il bambino avrà la sensazione di onnipotenza rispetto al proprio gusto e risentirà anche di una “fatica decisionale” ingiustificata alla sua età. Il genitore deve saper incoraggiare ad una competenza decisionale dimostrando che solo gradualmente verrà concesso di scegliere tra infinite possibilità e garantendo comunque al figlio la sensazione che può decidere ma solo tra ciò che il genitore gli propone come possibile.Perchè il genitore deve comunque essere il riferimento, anche normativo, rispetto a ciò che è giusto e possibile scegliere!

Con la crescita si potrà concedere al bambino (6-11 anni) di essere più autonomo, inizialmente circa le cose di cui è direttamente competente e responsabile (quale gioco fare, quale sport frequentare, cosa mangiare a merenda…). A seconda del livello di maturazione raggiunto, e del tipo di personalità, si potrà poi iniziare a simulare con il proprio figlio la capacità di scegliere su questioni più importanti e difficili; ad esempio di fronte ad un fatto di cronaca  si potrebbe formulare la domanda “ma tu cosa pensi che avresti fatto in un caso come questo?”, oppure suggerire una propria modalità di azione come esperienza sulla quale il ragazzino possa esprimersi (e potrà anche sbagliare perché è solo una situazione ipotetica e senza rischio), ad esempio dicendo “quando dovevo decidere con chi trascorrere l’intervallo a scuola pensavo sempre a cosa desideravo fare in quei minuti…e tu invece come fai a scegliere?”. In questo modo si attribuisce gradualmente la responsabilità della scelta al ragazzo e lo si mette in condizione di misurarsi, anche con eventuali errori, per sentirsi sempre più sicuro di sé e in grado di affrontare scelte più importanti.
Ad esempio se un ragazzo torna da scuola accaldato dopo che al mattino aveva potuto scegliere il tipo di abbigliamento da indossare, lo si può far riflettere su come scegliere per il giorno seguente, tenendo conto delle variabili a cui non aveva pensato( il riscaldamento era acceso, la sua posizione nell’aula, le attività da compiere nella mattinata..) e che hanno portato ad una scelta non pienamente adeguata alle esigenze.

Bisogna ricordare che mai, in particolare nell’infanzia, va data la responsabilità di scegliere su questioni important , che riguardano scelte legate alla salute, agli affetti…(“vuoi fare delle punture per guarire dalla polmonite?” “ vuoi più bene alla nonna o al nonno?”) Non solo queste scelte sono assurde ma non aiutano certo a sentirsi sereni e capaci di decidere bene!
L’adolescenza porta con sé un forte bisogno di scelte autonome, soprattutto inerenti la propria sfera di azioni, modi di gestione del tempo, dei rapporti amicali ..Il genitore educa se consente gradualmente al figlio di sperimentare situazioni complesse, guidandolo però nel ragionamento ( “quali vantaggi e svantaggi avrebbe la tua scelta su questa questione?” “ sei pronto anche a sostenere le conseguenze di questa tua scelta?”). Se il dialogo è aperto e si riesce a riconoscere al figlio il suo diritto ad una maggiore autonomia, sarà per lui quasi un sollievo essere aiutato ed approvato dal genitore (che non si sostituisce o sovrappone a lui ma lo accompagna e sostiene perché arrivi ad una decisione libera ma corretta)
Il processo educativo parte sempre da una progettualità (noi genitori che vogliamo insegnare a scegliere), si basa sulla gradualità (noi genitori che guidiamo nelle diverse tappe con un controllo che è sempre meno forte in funzione della maggiore capacità dei figli), deve accettare, infine, il raggiungimento dell’autonomia (è bene che noi genitori lasciamo anche “sbagliare” i nostri figli quando devono poter imparare ad assumersi delle responsabilità proprie per sentirsi motivati a scegliere con la propria testa!)
             

  “L’essere più infelice del mondo è colui nel  quale la   realtà più abituale e praticata è l’indecisione
William James

Dott.sa Lucia Todaro

Tags: educare,, crescita,, scelta, decisione, autonomia

 
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