Settembre mese di nuovi inizi: qual è il ruolo di noi genitori?

Pronti a iniziare o a riprendere l’avventura scolastica? La domanda è rivolta ai genitori , non ai loro figli!
Sarebbe importante ricordare che ad ogni ruolo nella vita di relazione, corrispondono azioni, responsabilità e competenze ben specifiche e che nell’arte di educare – così difficile eppure così importante – occorre spesso fermarsi e chiedersi :”In questo periodo della nostra vita, cosa spetta a noi genitori e cosa ai nostri figli in quanto scolaretti?”
E’ ovvio che a scuola ci vanno i bambini, e che a questo loro compito devono corrispondere consapevolezze (sapere a cosa servirà nella vita la scuola, riconoscere come e perché tutto quel che in essa si impara e sperimenta sarà formativo per la persona), responsabilità (a loro spetta imparare a rispettare il ruolo dell’insegnante, provvedere a materiale e compiti in autonomia, e anche fare una sana fatica!) e doveri (la scuola lo è, le regole lo sono, l’impegno e l’attenzione lo devono diventare a poco a poco)
E’ altrettanto ovvio che il genitore ha un suo ruolo, una sua parte essenziale nell’accompagnare un bambino nell’evoluzione delle sue competenze scolastiche. E accompagnare nei primi giorni di scuola –ogni anno direi, fin alle scuole superiori- significa …portare (i bambini non gli zaini!), ascoltare (quel che loro han da dire in merito all’avventura, non quel che al genitore interessa sapere), vegliare (non controllando con atteggiamento di poca fiducia, ma dimostrandosi interessati, attenti e disponibili a confrontarsi su ciò che accade nel figlio , nel suo cuore di persona tanto quanto nella sua mente di alunno!)
In questa delicata funzione di “accompagnatore” il genitore deve aver chiaro l’obiettivo formativo ed educativo; non il buon rendimento scolastico o l’evitamento di problemi con maestra e compagni, bensì la maturazione di competenze personali – che la scuola svela, mette alla prova, premia o corregge , e infine valorizza e consolida. Prima ed essenziale tra queste competenze l’autonomia e la percezione di sé come persona e alunno“capace e affidabile”.
L’obiettivo è importante e delicato; soprattutto negli alunni più piccoli, e nelle prime settimane di ogni anno scolastico ci possono essere fattori (diversi o ricorrenti) che determinano una fatica maggiore nel ritrovare a scuola un senso, un ruolo, un equilibrio e un impegno adeguati.
Questi ostacoli insiti nel percorso di adattamento (o inserimento) possono essere giustificati con una immaturità emotiva diffusa oggi (derivante da un basso livello di autonomie di base sperimentate a tempo debito, e in modo graduale e guidato, dal bambino). Al genitore non spetta “risolvere il problema”, piuttosto comprenderlo e aiutare suo figlio potenziando quelle caratteristiche di sicurezza, curiosità, serenità che sono alla base di una sana resilienza nell’affrontare la fatica di ciò che è nuovo o difficile
Spesso alcuni comportamenti dei bambini indicano proprio queste “fatiche di crescita”: non voler andare a scuola, definirsi troppo stanchi, segnalare fastidi o disturbi psicosomatici (mal di pancia, mal di testa o vomito, inappetenza, stanchezza), piangere o lamentarsi…Il genitore attento le coglierà e saprà definirne la causa, accettarne la presenza – tra l’altro sempre transitoria - e incoraggiare a superare il sintomo riconoscendo al bambino che sta facendo fatica ad adattarsi…ma che ne varrà la pena!
Ecco : il genitore credibile, autorevole, gode della fiducia del figlio e con questa stessa fiducia risponde alla sua crisi da reinserimento: questo aiuta a non enfatizzare un ostacolo “normale” e fa sentire il bambino in grado di affrontarlo e superarlo, anche se la fatica o il malessere lo accompagna.
Ogni sintomo corrisponde ad una causa; ma nella vita non si possono eliminare, come per magia, tutte le cause di difficoltà. Si può invece imparare – sperimentandolo fin dalla scuola - che ognuno di noi ha la forza per “star dentro” la sua fatica di adattamento alle circostanze e di trovare la strategia perché, gradualmente, ciò che spaventa o non piace possa diventare affrontabile..o meglio ancora desiderabile!
Il genitore non è allora “uno che accompagna a scuola”…è molto di più: “è guida – maestro di vita- per il bambino” alla scoperta dell’opportunità che la scuola offre. Il piano didattico, l’apprendimento dei contenuti, il rendimento adeguato saranno il giusto compenso di una competenza preliminare, quella di imparare “il mestiere di vivere!”
Dott.sa Lucia Todaro
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