Benefici psicologici e pratici del babywearing
Come ormai molti sapranno con il termine “babywearing” si intende la pratica di portare i bambini “addosso” avvolgendoli con della stoffa al proprio corpo. Negli ultimi anni questo nuovo, ma allo stesso tempo molto antico e primordiale, modo di “portare” i bambini si è diffuso tra le mamme grazie al passaparola e alla presenza sul territorio di consulenti che si sono formate sull'argomento fornendo supporto a chi si vuole approcciare ad esso.

In commercio sono presenti fasce elastiche, rigide, marsupi e non solo per poter andare incontro ad ogni stile e esigenza del genitore e del bambino.
La storia "babywearing”
Ovviamente il “portare” la prole con sé ha origini preistoriche dovute all'esigenza delle donne di avere le mani libere per raccogliere il cibo, ma allo stesso tempo i figli al sicuro da possibili pericoli o predatori.
In alcune popolazioni tale pratica si è conservata nel tempo, ma in Occidente si è persa fino agli anni '80 del secolo scorso quando un certo Dott. Sears, osservando la moglie “portare” il sesto figlio per essere agevolata nella gestione degli altri, brevettò il primo supporto, una Ring, e coniò anche il termine “Babywearing”.
Cosa dicono gli studiosi sul "babywearing”
Il Dott. Sears è stato anche colui che cominciò a parlare di “endo-gestazione” (nove mesi nella pancia della mamma) e “eso-gestazione” (nove mesi fuori dalla pancia della mamma). Nella fase di esogestazione il bambino deve abituarsi al mondo, un ambiente costituito da stimoli che lui non ha mai esperito e del quale si dovrà gradualmente abituare, ma non può esserci modo migliore di farlo se non a contatto con ciò che conosce, con i rumori che ha sentito per nove mesi nella pancia della sua mamma, il calore del suo corpo e il suo profumo.
Quante volte le mamme si sono sentite dire da vecchie zie o passanti: “Non tenerlo sempre in braccio quel bambino o prenderà il vizio!”. Quanto sbagliano!
Ragioniamo insieme: il bambino non può prendere il vizio dello stare in braccio, lui, per nove mesi è stato avvolto dalla sua mamma. Piuttosto si dovrà abituare allo stare da solo, ma fino all'ottavo/nono mese di vita il bambino si percepirà come un'estensione della mamma, come un qualcosa di inseparabile da lei, quindi forzarlo al distacco provocherà, nella maggior parte dei casi, pianti disperati perchè: distanti dalla mamma non si sentono al sicuro.
Il reagire prendendoli in braccio e tenendoli con sé favorisce lo sviluppo di un senso di sicurezza: se il bambino si fida della persona che si dovrebbe prendere cura di lui si fiderà del mondo e sarà un bambino sicuro di esplorare e maggiormente indipendente.
In realtà, già dagli inizi del '900 autori come Bowlby hanno sottolineato l'importanza della qualità della relazione madre-bambino, ma il riconoscimento dell'importanza di questa primaria interazione è avvenuto solo recentemente.
Egli sosteneva come fondamentale il bisogno di contatto del bambino, di coccole e affetto dimostrato successivamente anche da un esperimento di Harlow.
Il contatto è vitale per il neonato, basti pensare che quando un bambino nasce prematuro, viene consigliato ai genitori di tenerlo ad alto contatto, attraverso anche l'utilizzo di fasce in modo che il bambino si senta contenuto come nel grembo materno e possa esperire sensazioni conosciute come il battito cardiaco e calore materno; in questo modo le su possibilità di sopravvivenza aumentano notevolmente.
Benefici psicologici: del "babywearing”
- soddisfa il bisogno primordiale del bambino di contatto materno; permette alla madre di stare molto con il suo bambino imparando a conoscerlo e a interpretare i suoi bisogni;
- favorisce lo sviluppo di un attaccamento sicuro del bambino;
- lo stare cuore a cuore permette alla mamma di trasmettere al bambino un senso di sicurezza;
- dato che il bambino si sente al sicuro piange molto meno e questo favorisce una diminuzione dell'ormone che controlla lo stress di mamma e bambino, il cortisolo;
- l'alto contatto diminuisce le probabilità di insorgenza di depressione post partum in quanto stimola la produzione dell'ormone dell'amore, l'ossitocina;
- il “portare”, talvolta, riesce a colmare quel vuoto presente in alcune mamme che non sono riuscite a soddisfare il loro desiderio di allattare in quanto permette di elargire affetto, attenzioni e contatto simili ai momenti in cui la mamma offre il seno al suo bambino.
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Benefici pratici: del "babywearing”
- la mamma ha le mani libere e questo la rende più agile nello svolgimento delle attività quotidiane: fare la spesa, sistemare casa, gestire eventuali altri figli, fare passeggiate, prendere i mezzi...;
- minore contatto con l'inquinamento, dato che, se “portato”, il bambino è meno vicino ai tubi di scappamento delle auto rispetto a quando portato con l'uso del passeggino;
- favorisce l'addormentamento grazie ai rumori fisiologici e familiari della madre come il battito cardiaco o il sentore del suo profumo della mamma;
- è possibile allattare il bambino in modo discreto e sufficientemente comodo, in questo modo le esigenze nutritive, e non solo, del bambino verranno soddisfatte immediatamente e in qualunque situazione;
- il bambino riceve più stimoli dato che ha la possibilità di esperire ciò che vede e fa la madre; riesce ad interagire fin da subito con gli altri perchè alla loro stessa altezza;
- la schiena della mamma risulta meno affaticata dato che grazie all'utilizzo di supporti i peso del bambino viene distribuito meglio sul corpo rispetto al solo tenere in braccio.
In conclusione, la pratica del portare è sana sia per la mamma che per il bambino per numerosissimi aspetti e questo si può estendere al padre e ad eventuali altri caregiver che in questo modo possono beneficiare di un rafforzamento del legame con il bambino.
A Monza potete incontrare una Consulente Babywearing in grado di aiutarvi sia ad indossare correttamente i vari supporti sia a scegliere la fascia/marsupio più idoneo alle vostre esigenze presso lo Spazio Mum on the go di Alessandra Calioco in via Appiani 7.
A cura di:
Psicologa Cristina Costa (FB: @psicologacristinacosta)
Sanvito Irene Sofia, terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva (FB: @aiutopsicomotorio)
Consulente Babywearing Alessandra Caliolo (FB: @MumOnTheGobabywearing)
Photo Credit: Suzanne Shahar
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